CENNI STORICI E PROSPETTIVE
La stimolazione
magnetica transcranica (TMS) è una metodica di stimolazione non
invasiva del cervello. Per le sue caratteristiche tecniche è
considerata un importante e promettente strumento d’analisi delle
funzioni corticali superiori (Cracco et al., 1999, Walsh 2000) ed in
particolare della via motoria centrale, rendendo possibile
l’esplorazione dell’eccitabilità e della conduzione motoria (Rossini &
Rossi 1998).
La prima
dimostrazione dell’eccitabilità elettrica della corteccia motoria
risale al 1870 e si deve agli studi di Fritz ed Hitzig i quali
scoprirono che nel cane, previa craniotomia, la stimolazione elettrica
di parti diverse della corteccia cerebrale provoca la contrazione dei
muscoli dell’emisoma controlaterale. Queste osservazioni furono estese
alla scimmia da Ferrier che nel 1875 ottenne movimenti degli arti
controlaterali per stimolazione elettrica dei giri precentrale e
postcentrale e movimenti degli occhi per stimolazione della corteccia
parietale posteriore. Nel 1917 Leyton e Sherrington scoprirono che nel
Primate gli effetti motori a più breve latenza si ottengono per
stimolazione del giro precentrale, area 4 di Brodmann o corteccia
motrice primaria (MI).
Solo nel 1950
Penfield e Rasmussen stimolarono direttamente la corteccia motoria
dell’uomo ricostruendo la mappa dell’”homunculus motorio” e
scoprendo la localizzazione e la funzione delle aree premotorie. Da
allora i neurofisiologi tentarono di mettere a punto una metodica che
sfruttando l’eccitabilità corticale valutasse in modo non invasivo la
funzionalità della via corticospinale: gli avanzamenti ottenuti
dall’italiano Gualtierotti a Londra nel 1954 con l’utilizzo di
elettrodi di superficie sullo scalpo e stimolazione ripetitiva ad
elevata frequenza erano, infatti, significativi ma la tecnica
presentava ancora un elevato rischio epilettogeno ed una sensazione
eccessivamente dolorosa. La prima applicazione della tecnica che fosse
compatibile con un impiego clinico si ottenne alla fine degli anni
’70, quando Merton e Morton misero a punto uno stimolatore che erogava
impulsi elettrici di brevissima durata (50-100 msec) ed elevata
intensità (fino a 2000 V) in grado di stimolare il cervello con
singoli stimoli relativamente poco dolorosi; il montaggio bifocale
adottato creava un flusso di corrente tangenziale rispetto allo scalpo
preferenzialmente assorbito dalle strutture periencefaliche da cui la
necessità di elevate intensità di stimolo per permettere alla corrente
di superare la barriera strutturale ed eccitare il cervello
sottostante (Rossini “Segnali dal cervello” Ed. Erre Roma
1994). Inoltre in accordo alle osservazioni sperimentali sull’animale
la stimolazione per via anodica risultò più efficace che quella
catodica probabilmente perché induceva un’iperpolarizzazione del
dendrite apicale ed una depolarizzazione del “monticolo assonale”
della cellula gigantopiramidale di Betz in MI. Un ulteriore
perfezionamento della tecnica si ottenne nel 1983 quando fu messa a
punto a New York (Rossini et al 1985) la stimolazione unifocale
utilizzando un montaggio in grado di creare flussi perpendicolari allo
scalpo ad altissima densità subanodica attivanti le cellule piramidali
della convessità: si era infatti osservato che i flussi di corrente
perpendicolari all’asse dendrite-soma-assone del motoneurone erano più
efficaci dei flussi tangenziali nel penetrare il cranio e nell’indurre
la depolarizzazione neuronale. In questa tecnica la
stimolazione avviene con correnti di bassa intensità (60-110
mA), breve durata (50-100 msec) e rapido fronte di risalita (50 msec):
la sensazione dolorosa, l’alto rischio epilettogeno ed il senso di
stordimento prodotti dallo stimolo bifocale sono in questo modo
superati. Nonostante questi perfezionamenti, l’eccitazione elettrica
della corteccia motoria rimaneva decisamente fastidiosa: nel 1985 la
messa a punto di uno stimolatore magnetico, privo di qualsiasi disagio
per l’assistito, ha rappresentato un momento rivoluzionario
nell’utilizzo clinico routinario della stimolazione transcranica (Barker
et al. 1985).
La fonte
principale di interesse per questa tecnica è la possibilità di
valutare la funzionalità della via corticospinale in soggetti sani o
con deficit neurologici della sfera motoria. L’attivazione del sistema
motorio con la stimolazione magnetica è correlabile al principio della
“mutua induzione” per cui un circuito elettrico primario determina,
attraverso la produzione di un campo magnetico, una corrente indotta
in un circuito secondario adiacente. La TMS utilizza campi magnetici
rapidamente varianti per attivare la corteccia cerebrale con una
risoluzione temporale inferiore ad un secondo, ed una spaziale di 1
centimetro. Stimolando le aree motorie, le risposte elettromiografiche
indotte possono essere registrate a livello epidurale o meno
invasivamente a livello del muscolo target e costituiscono un
potenziale motorio evocato (MEP). In questo modo possono essere
esaminate in dettaglio le proprietà di propagazione delle fibre
cortico-spinali che controllano il muscolo target, e mapparne la
rappresentazione corticale rendendo la TMS una tecnica efficace anche
per lo studio della plasticità cerebrale (p.es. nel recupero
post-stroke). La TMS, se utilizzata ad alte frequenze (TMS ripetitiva,
rTMS), secondo recenti evidenze, può indurre e modulare i fenomeni di
riorganizzazione neuronale (plasticità), ed è in grado di facilitare o
inibire in modo relativamente selettivo circuiti neuronali
responsabili di una determinata funzione o di un determinato sintomo;
inquest’ultima ottica è stato suggerito un suo possibile uso in
ambito terapeutico sia in neurologia (distonie, dolore intrattabile,
tremore, discinesie) che in psichiatria (depressione maggiore). Uno
dei prossimi obiettivi che si va delineando per la neurofisiologia
clinica è la conferma di osservazioni preliminari indicanti la
possibilità che la rTMS migliori i processi cognitivi e
l’individuazione dei networks neuronali coinvolti.
BIBLIOGRAFIA
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Cracco RQ,
Cracco JB, Maccabee PJ, Amassian VE Cerebral function revealed by
transcranial magnetic stimulation. : J Neurosci Methods.
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Rossini PM, Marciani MG, Caramia M, Roma V, Zarola F Nervous
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Electroencephalogr Clin Neurophysiol. 1985 Oct;61(4):272-86.
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Rossini PM.
Segnali dal cervello. Ed. Erre Roma 1994