Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS)

La stimolazione magnetica transcranica o TMS è una metodica già in uso negli ospedali e nelle strutture ambulatoriali con scopi diagnostici. Si tratta di una tecnica impiegata per stimolare in maniera non invasiva alcune aree del cervello. In accordo con il principio dell’induzione elettromagnetica, la TMS eroga, attraverso una bobina che viene appoggiata sul capo, un campo magnetico, che induce un’attività cerebrale transitoria. La TMS è stata introdotta nel 1985 nella neurofisiologia clinica per la valutazione dello stato funzionale delle vie motorie corticospinali (Barker et al. 1985). A metà degli anni ‘90 i progressi tecnologici hanno consentito lo sviluppo di macchinari in grado di somministrare treni ripetuti di impulsi magnetici in rapida sequenza. Questo tipo di stimolazione, detta TMS ripetitiva (rTMS), consente di aumentare o diminuire l’attività di una data area corticale, a seconda della frequenza di applicazione. Poiché la rTMS induce effetti che si mantengono nel tempo, la rTMS mostra grandi potenzialità come strumento aggiuntivo nella riabilitazione dei disturbi neurologici e psichiatrici. Ad oggi, evidenze di efficacia sono state riportate nel trattamento della depressione farmacoresistente e del dolore cronico, ma molte sperimentazioni in corso stanno valutando i suoi effetti in numerose patologie di natura neurologica e psichiatrica (Lefaucheur et al. 2020). Il laboratorio di Neurofisiologia possiede diversi stimolatori magnetici corredati da sistemi di neuronavigazione stereotassica, che permettono di erogare la stimolazione magnetica con un’elevata precisione spaziale.