A. Barker 1985

Che cos’è la Stimolazione Magnetica Transcranica?

E’ un’apparecchiatura costituita da un generatore di corrente di elevata intensità e da una sonda mobile la quale viene posta a diretto contatto dello scalpo del paziente. Quando attivato, il generatore di corrente produce un campo elettrico che viene veicolato lungo la sonda. Il campo elettrico a sua volta produce un campo magnetico che ha la proprietà di poter passare attraverso le strutture dello scalpo senza alcuna dispersione ed in modo pressoché indolore potendo pertanto raggiungere le strutture cerebrali sottostanti, in particolare la corteccia cerebrale, e modificarne l’attività elettrica.

Stimolazione Magnetica Transcranica: cenni storici e prospettive

Come agisce la Stimolazione Magnetica Transcranica?

Il campo magnetico agisce sulle strutture della corteccia cerebrale determinandone una modificazione della sua attività elettrica che può perdurare oltre il periodo della stimolazione stessa. E’ stata riscontrata inoltre una modulazione nella secrezione di neurotrasmettitori specifici quali dopamina e serotonina, entrambi alterati nei disturbi del tono dell’umore, dopo trattamento con TMS.

Si ipotizza che la combinazione di questi effetti possa essere responsabile del miglioramento sintomatologico riscontrato su buona parte dei pazienti trattati con TMS

In quali ambiti viene utilizzata?

Già a partire dalla metà degli anni ’80 la Stimolazione Magnetica Transcranica viene utilizzata in clinica neurologica come strumento diagnostico per patologie che comportano un’alterazione della funzionalità di diverse strutture nervose. In particolar modo consente di stabilire se esistano delle lesioni di diversa natura (infiammatoria, ischemica, compressiva, tumorale) lungo la via motoria.

Recentemente è stato riscontrato, in modo del tutto accidentale, come pazienti affetti da patologia neurologica che venivano sottoposti a TMS a fini diagnostici e che presentavano associato un disturbo del tono dell’umore (depressione) potessero presentare un miglioramento del quadro depressivo.

Quest’ultimo riscontro ha dato avvio all’utilizzo della TMS come trattamento terapeutico in ambito psichiatrico.

 

La Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) nelle Neuroscienze Cognitive

 

Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) e Funzioni Cognitive: quali possibili applicazioni riabilititive?

La stimolazione magnetica transcranica (TMS) rappresenta una tecnica di definita validità nello studio delle funzioni corticali, in particolare quelle motorie come dimostrato da studi di neurofisiologia clinica. Recentemente, la TMS sia a singolo stimolo che ripetitiva è stata utilizzata nell’uomo sano anche per studiare le funzioni cognitive. Tale approccio può essere utilizzato non solo per capire se una data area cerebrale è cruciale per un determinato compito cognitivo, ma anche per tentare di modulare una determinata funzione cerebrale, sia in persone sane che con patologia. In base alla funzione cognitiva studiata ed ai parametri di stimolazione utilizzati (frequenza, durata, intensità di stimolazione e sito), la TMS può sia attivare che disattivare una determinata funzione cognitiva.

Anche se gli effetti interferenti o facilitanti della TMS sono generalmente transitori, c’è la possibilità che tali modulazioni perdurino per un periodo di tempo maggiore. In letteratura sono presenti alcuni lavori che dimostrano come la TMS possa migliorare alcune funzioni cognitive o possa servire come trattamento complementare per alcune patologie, quali negligenza spaziale unilaterale e afasia. E’ quindi interessante approfondire questo ambito cercando di capire, con ricerche future, i meccanismi attraverso i quali la TMS modifica l’attività cerebrale stimolando un miglioramento comportamentale.

 

La Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) in Neuropsichiatria

 

Quali sono le indicazioni per il suo utilizzo in ambito psichiatrico?

L’indicazione per l’utilizzo della TMS in ambito psichiatrico è costituita dalle forme farmacoresistenti di disturbi del tono dell’umore. In particolare la TMS ha trovato applicazione nel trattamento della depressione nelle sue diverse espressioni, con limitazioni legate all'età e alla presenza di sintomi psicotici.

La TMS non si pone come alternativa al trattamento farmacologico, ma come supporto allo stesso. L’indicazione al suo utilizzo è riservata ai pazienti che non trovano beneficio alcuno dalla terapia farmacologica (farmacoresistenza). Per farmacoresistenza si intende una risposta inadeguata dopo un trattamento farmacologico a dosaggi standard, per un periodo di almeno tre mesi, con una classe di antidepressivi o neurolettici.

Quali sono i risultati finora ottenuti?

Dalla casistica derivata dall’esperienza di Centri italiani ed internazionali sembrerebbe documentata una reale efficacia del trattamento di Stimolazione Magnetica Transcranica in pazienti affetti da depressione farmacoresistente in una percentuale che si aggira intorno al 40-50%. Questo dato si deve interpretare come miglioramento sintomatologico del quadro clinico, non come risoluzione completa di malattia.

Quali sono le controindicazioni al suo impiego?

Esistono poche controindicazioni all’utilizzo della TMS. In particolare è sconsigliato il suo impiego in soggetti che presentino una storia clinica di epilessia, in portatori di pace-maker cardiaci e/o di protesi acustiche, in soggetti portatori di protesi metalliche cranio-facciali conseguenti a interventi di ricostruzione plastica, e in donne in stato di gravidanza.

 

Quali sono gli effetti collaterali?

Non sono stati segnalati ad oggi effetti collaterali di rilievo se si escludono sporadici casi di cefalea che regrediscono comunque nell’arco di poche ore dalla fine del trattamento.

 

La farmacoresistenza (vale a dire la mancata risposta al trattamento farmacologico) costituisce uno degli aspetti più problematici per il trattamento terapeutico dei disturbi del tono dell’umore, in particolar modo della depressione.

Si calcola che una percentuale del 30-40% dei pazienti affetti da disturbo del tono dell’umore non risponda in modo adeguato alla terapia farmacologica.

Un’alternativa alla terapia farmacologica è rappresentata da metodi di intervento “non convenzionali” i quali agiscono come supporto al trattamento farmacologico stesso. Storicamente, la terapia elettroconvulsiva (elettroshock) è quella che ha dato i risultati più incoraggianti. Tuttavia l’elettroshock è una metodica altamente invasiva che richiede l’anestesia generale del paziente e l’induzione di una crisi epilettica; inoltre l’elettroshock è spesso causa di effetti collaterali rilevanti e duraturi come perdita della memoria e stato confusionale. Tutto ciò ha fortemente limitato l’impiego dell’elettroshock come metodo di intervento terapeutico in ambito clinico nonostante i benefici effetti documentati.

Da qualche anno la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) viene utilizzata in alcuni Centri come alternativa alla terapia elettroconvulsiva con risultati incoraggianti e per certi versi sovrapponibili a quelli ottenuti mediante elettroshock. Il grande vantaggio della Stimolazione Magnetica Transcranica è rappresentato dal fatto di essere una metodica non invasiva, indolore e praticamente priva di effetti collaterali. Non richiede inoltre la sedazione del paziente.

 

Stimolazione Magnetica Transcranica: plasticità e stroke

 


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