|
Che cos’è la Stimolazione
Magnetica Transcranica?
E’
un’apparecchiatura costituita da un generatore di corrente di elevata
intensità e da una sonda mobile la quale viene posta a diretto contatto
dello scalpo del paziente. Quando attivato, il generatore di corrente
produce un campo elettrico che viene veicolato lungo la sonda. Il campo
elettrico a sua volta produce un campo magnetico che ha la proprietà di
poter passare attraverso le strutture dello scalpo senza alcuna
dispersione ed in modo pressoché indolore potendo pertanto raggiungere
le strutture cerebrali sottostanti, in particolare la corteccia
cerebrale, e modificarne l’attività elettrica.

Stimolazione Magnetica
Transcranica: cenni storici e prospettive
Come agisce la Stimolazione Magnetica Transcranica?
Il campo magnetico agisce sulle strutture della
corteccia cerebrale determinandone una modificazione della sua attività
elettrica che può perdurare oltre il periodo della stimolazione stessa. E’ stata
riscontrata inoltre una modulazione nella secrezione di neurotrasmettitori
specifici quali dopamina e serotonina, entrambi alterati nei disturbi del tono
dell’umore, dopo trattamento con TMS.
Si ipotizza che la combinazione di
questi effetti possa essere responsabile del miglioramento
sintomatologico riscontrato su buona parte dei pazienti
trattati con TMS
In quali ambiti viene utilizzata?
Già a partire dalla metà degli
anni ’80 la Stimolazione Magnetica Transcranica viene
utilizzata in clinica neurologica come strumento diagnostico
per patologie che comportano un’alterazione della funzionalità
di diverse strutture nervose. In particolar modo consente di
stabilire se esistano delle lesioni di diversa natura
(infiammatoria, ischemica, compressiva, tumorale) lungo la via
motoria.
Recentemente è stato riscontrato,
in modo del tutto accidentale, come pazienti affetti da
patologia neurologica che venivano sottoposti a TMS a fini
diagnostici e che presentavano associato un disturbo del tono
dell’umore (depressione) potessero presentare un miglioramento
del quadro depressivo.
Quest’ultimo riscontro ha dato
avvio all’utilizzo della TMS come trattamento terapeutico in
ambito psichiatrico.
La
Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) nelle Neuroscienze
Cognitive
Stimolazione Magnetica
Transcranica (TMS) e Funzioni Cognitive: quali possibili
applicazioni riabilititive?
La stimolazione magnetica
transcranica (TMS) rappresenta una tecnica di definita
validità nello studio delle funzioni corticali, in particolare
quelle motorie come dimostrato da studi di neurofisiologia
clinica. Recentemente, la TMS sia a singolo stimolo che
ripetitiva è stata utilizzata nell’uomo sano anche per
studiare le funzioni cognitive. Tale approccio può essere
utilizzato non solo per capire se una data area cerebrale è
cruciale per un determinato compito cognitivo, ma anche per
tentare di modulare una determinata funzione cerebrale, sia in
persone sane che con patologia. In base alla funzione
cognitiva studiata ed ai parametri di stimolazione utilizzati
(frequenza, durata, intensità di stimolazione e sito), la TMS
può sia attivare che disattivare una determinata funzione
cognitiva.
Anche se gli effetti interferenti o facilitanti
della TMS sono generalmente transitori, c’è la possibilità che tali modulazioni
perdurino per un periodo di tempo maggiore. In letteratura sono presenti alcuni
lavori che dimostrano come la TMS possa migliorare alcune funzioni cognitive o
possa servire come trattamento complementare per alcune patologie, quali
negligenza spaziale unilaterale e afasia. E’ quindi interessante approfondire
questo ambito cercando di capire, con ricerche future, i meccanismi attraverso i
quali la TMS modifica l’attività cerebrale stimolando un miglioramento
comportamentale.
La Stimolazione Magnetica
Transcranica (TMS) in Neuropsichiatria
Quali sono le indicazioni per il
suo utilizzo in ambito psichiatrico?
L’indicazione per l’utilizzo della
TMS in ambito psichiatrico è costituita dalle forme
farmacoresistenti di disturbi del tono dell’umore. In
particolare la TMS ha trovato applicazione nel trattamento
della depressione nelle sue diverse espressioni, con
limitazioni legate all'età e alla presenza di sintomi
psicotici.
La TMS non si pone come
alternativa al trattamento farmacologico, ma come supporto
allo stesso. L’indicazione al suo utilizzo è riservata ai
pazienti che non trovano beneficio alcuno dalla terapia
farmacologica (farmacoresistenza). Per farmacoresistenza si
intende una risposta inadeguata dopo un trattamento
farmacologico a dosaggi standard, per un periodo di almeno tre
mesi, con una classe di antidepressivi o neurolettici.
Quali sono i risultati finora
ottenuti?
Dalla casistica derivata
dall’esperienza di Centri italiani ed internazionali
sembrerebbe documentata una reale efficacia del trattamento di
Stimolazione Magnetica Transcranica in pazienti affetti da
depressione farmacoresistente in una percentuale che si aggira
intorno al 40-50%. Questo dato si deve interpretare come
miglioramento sintomatologico del quadro clinico, non come
risoluzione completa di malattia.
Quali sono le controindicazioni al
suo impiego?
Esistono poche controindicazioni
all’utilizzo della TMS. In particolare è sconsigliato il suo
impiego in soggetti che presentino una storia clinica di
epilessia, in portatori di pace-maker cardiaci e/o di protesi
acustiche, in soggetti portatori di protesi metalliche
cranio-facciali conseguenti a interventi di ricostruzione
plastica, e in donne in stato di gravidanza.
Quali sono gli effetti
collaterali?
Non sono stati segnalati ad oggi
effetti collaterali di rilievo se si escludono sporadici casi
di cefalea che regrediscono comunque nell’arco di poche ore
dalla fine del trattamento.
La
farmacoresistenza (vale a
dire la mancata risposta al trattamento farmacologico)
costituisce uno degli aspetti più problematici per il
trattamento terapeutico dei disturbi del tono dell’umore, in
particolar modo della depressione.
Si calcola che una percentuale
del 30-40% dei pazienti affetti da disturbo del tono
dell’umore non risponda in modo adeguato alla terapia
farmacologica.
Un’alternativa alla terapia
farmacologica è rappresentata da metodi di intervento “non
convenzionali” i quali agiscono come supporto al trattamento
farmacologico stesso. Storicamente, la terapia
elettroconvulsiva (elettroshock) è quella che ha dato i
risultati più incoraggianti. Tuttavia l’elettroshock è una
metodica altamente invasiva che richiede l’anestesia
generale del paziente e l’induzione di una crisi epilettica;
inoltre l’elettroshock è spesso causa di effetti collaterali
rilevanti e duraturi come perdita della memoria e stato
confusionale. Tutto ciò ha fortemente limitato l’impiego
dell’elettroshock come metodo di intervento terapeutico in
ambito clinico nonostante i benefici effetti documentati.
Da qualche anno la Stimolazione
Magnetica Transcranica (TMS) viene utilizzata in alcuni
Centri come alternativa alla terapia elettroconvulsiva con
risultati incoraggianti e per certi versi sovrapponibili a
quelli ottenuti mediante elettroshock. Il grande vantaggio
della Stimolazione Magnetica Transcranica è rappresentato
dal fatto di essere una metodica non invasiva, indolore e
praticamente priva di effetti collaterali. Non richiede
inoltre la sedazione del paziente.
Stimolazione Magnetica Transcranica: plasticità e stroke
|